Diversità

“Solo se riusciremo a vedere l’universo come un tutt’uno in cui ogni parte riflette la totalità e in cui la grande bellezza sta nella sua diversità, cominceremo a capire chi siamo e dove stiamo.” Tiziano Terzani

Se

Se tutti quelli che sono nipoti, figli, padri di emigranti, se tutti quelli che hanno affidato la loro vita ad un treno, una nave, un aereo, se tutti quelli che hanno lasciato una vita in una terra dove sono nati per cercarne un altra in altri luoghi, con altre lingue, con un altro sole, con un altro cuore, con un altra anima; se tutti quelli che sono morti per strada illusi di avere il diritto alla ricerca della felicita, che sono stati crocifissi per vedere quel giorno in cui sarebbero stati uguali a tutti gli altri uomini, di fronte alla legge, ai propri figli innocenti. Se tutti quelli nati per strada, che hanno visto la terra promessa che i loro padri hanno solo sognato, se tutti coloro che hanno consumato le loro vite per trovare un paese migliore, un motivo per vivere, un altro domani, un altro destino, se tutti noi che non moriremo dove siamo nati, che non vivremo dove è il nostro cuore che avremo sorrisi ma in altre lingue, che nasconderemo dentro di noi un anima ufficiale e una segreta, un mondo reale ed uno virtuale, un amore occasionale ed uno immortale; se tutti noi che viviamo ricordando, che sogniamo rimpiangendo, che amiamo desiderando, se tutti noi, tutti insieme, nello stesso istante, nello stesso secondo, dessimo un calcio alla terra dove siamo, allora il mondo di colpo si fermerebbe, smetterebbe di girare su se stesso, intorno al sole, intorno alla galassia. Allora, tutti i muri costruiti da chi ha paura, quei muri voluti da chi non sa parlare al prossimo, quei recinti creati da chi non vuole ascoltare, tutte quelle infinite pareti di mortale acciaio e doloroso cemento cadranno, come cadde la torre di babele con le sue mura fatte da chi si credeva Dio. Allora non vi saranno più confini, non vi saranno più paesi, steccati di filo spinato, visti da comprare o passaporti e carte verdi: tutti d’improvviso avremo un’unica madre, un’unica terra, un unico dolore

Walt Whitman

“Credo che potrei vivere con gli animali, sono così placidi e pieni di decoro. Rimango ad osservarli per ore e ore. Non si affannano e non si lamentano della loro condizione, Non stanno svegli nel buio piangendo per i loro peccati, Non m’infastidiscono discutendo dei loro doveri verso Dio, Nessuno è insoddisfatto, nessuno impazzisce per la mania di possedere cose, Nessuno s’inginocchia davanti all’altro, o a un suo simile vissuto migliaia di anni fa, Nessuno è rispettabile o infelice su tutta la terra. Così mi palesano i loro rapporti con me e io li accetto, Portano segni di me, e chiaramente ne dimostrano il possesso. Mi chiedo dove presero quei segni, Ho forse percorso quella strada tanto tempo fa e li ho lasciati sbadatamente cadere?”

Anton Čechov

“Tu puoi accendere le stufe con la torba, e le rimesse costruirle in pietra. Va bene, lo ammetto, abbatti foreste, se è necessario, ma perché sterminarle? Le foreste russe scricchiolano sotto l’ascia, periscono miliardi di alberi, sono devastati i rifugi delle bestie e degli uccelli, si insabbiano e seccano i fiumi, scompaiono senza rimedio meravigliosi paesaggi, e tutto questo perché all’uomo indolente manca il buon senso di ricavare dalla terra il combustibile. (A Elèna Andrèevna) Non è vero, signora? Bisogna essere barbari sconsiderati, per ardere nella stufa questa bellezza, per distruggere ciò che noi non possiamo foggiare. L’uomo è dotato d’intelligenza e di forza creativa per moltiplicare ciò che gli è dato, sinora però egli non ha creato, ma distrutto. Le foreste si fanno sempre più rade, i fiumi si seccano, la selvaggina si è estinta, il clima è guastato, e di giorno in giorno la terra diventa sempre più povera e più brutta.”

Noi

Noi. Noi siamo quelli che dicono “grazie” “prego” “scusi”, dando del lei e non “scusa” dando del tu, siamo quelli del “è permesso?” dopo aver bussato, se non sentiamo “avanti” non ci muoviamo. Noi siamo quelli che cedono il posto, agli anziani, ai deboli, siamo quelli che aspettano che i passeggeri scendano, prima di salire. Siamo quelli che quando vediamo un bambino ci viene da sorridere, anche se chissà chi è, siamo quelli che si prendono il dubbio della colpa, perché si chiedono sempre “è colpa mia?”, siamo quelli che è sempre meglio domandare, invece che credere di sapere, siamo quelli che iniziano le frasi con “per favore…”, siamo quelli che salutano per primi, quelli che le persone anziane passano avanti e non importa quanto siamo anziani noi, quindi sono sempre gli altri a passare avanti. Noi siamo quelli che cediamo il boccone più buono, il posto migliore, la posizione più comoda. Noi siamo quelli che stiamo dalla parte dei deboli, che fanno il tifo per chi perde e gli sta antipatico chi vince sempre, siamo quelli che l’importante è gareggiare, vincere è un incidente, noi siamo quelli che la forza, l’intelligenza, la ricchezza, la fortuna perfino, hanno senso se servono a tutti, se le dividi con chi è meno forte, intelligente, ricco e meno fortunato, allora ti senti giusto. Noi. Noi siamo quelli che adesso vengono considerati coglioni. Ma noi, siamo quelli orgogliosi di essere considerati coglioni, da quelli diversi da noi. Gli unici diversi che un po’ ci fanno schifo. Buongiorno coglioni, come noi.

(Dal web)