Noi

Noi. Noi siamo quelli che dicono “grazie” “prego” “scusi”, dando del lei e non “scusa” dando del tu, siamo quelli del “è permesso?” dopo aver bussato, se non sentiamo “avanti” non ci muoviamo. Noi siamo quelli che cedono il posto, agli anziani, ai deboli, siamo quelli che aspettano che i passeggeri scendano, prima di salire. Siamo quelli che quando vediamo un bambino ci viene da sorridere, anche se chissà chi è, siamo quelli che si prendono il dubbio della colpa, perché si chiedono sempre “è colpa mia?”, siamo quelli che è sempre meglio domandare, invece che credere di sapere, siamo quelli che iniziano le frasi con “per favore…”, siamo quelli che salutano per primi, quelli che le persone anziane passano avanti e non importa quanto siamo anziani noi, quindi sono sempre gli altri a passare avanti. Noi siamo quelli che cediamo il boccone più buono, il posto migliore, la posizione più comoda. Noi siamo quelli che stiamo dalla parte dei deboli, che fanno il tifo per chi perde e gli sta antipatico chi vince sempre, siamo quelli che l’importante è gareggiare, vincere è un incidente, noi siamo quelli che la forza, l’intelligenza, la ricchezza, la fortuna perfino, hanno senso se servono a tutti, se le dividi con chi è meno forte, intelligente, ricco e meno fortunato, allora ti senti giusto. Noi. Noi siamo quelli che adesso vengono considerati coglioni. Ma noi, siamo quelli orgogliosi di essere considerati coglioni, da quelli diversi da noi. Gli unici diversi che un po’ ci fanno schifo. Buongiorno coglioni, come noi.

(Dal web)

Un nuovo mezzo per la delegazione di Basilicata

La Direzione del Corpo Nazionale Soccorso Alpino e Speleologico ha consegnato oggi, 19 ottobre 2019, un nuovo mezzo fuoristrada alla delegazione di Basilicata. La cerimonia si è tenuta a Perugia presso l’azienda Autocentri Giustozzi, a Perugia.

Migranti in fondo al mare

Migranti in fondo al mare a Lampedusa, il racconto straziante del sommozzatore: “Quel bambino? Un colpo al cuore” Di Laura Melissari “La vista di quel bimbo laggiù non si può reggere, è un colpo al cuore. Ad una cosa così forte non sei mai preparato”: sono le pesantissime parole del sommozzatore che ha trovato i corpi dei migranti annegati a Lampedusa. Rodolfo Raiteri è un sommozzatore esperto, che ha assistito a tragedie grosse come la Costa Concordia e Torre dei Piloti a Genova, ma una cosa del genere non l’aveva mai vista. “Ad una cosa così forte non sei mai preparato. Non può esserlo nessuno, neanche uno come me che un po’ di pelo sullo stomaco ce l’ha”, ha raccontato a Repubblica l’uomo, responsabile dei reparti subacquei della Guardia costiera. Parole come “stretta allo stomaco” o “nodo alla gola” accompagnano lo straziante racconto. “Avremmo anche potuto lasciar perdere, la complessità dell’intervento, il tempo inclemente avrebbe potuto indurci a concludere tutto dichiarando impossibile l’impresa. E invece abbiamo testardamente voluto continuare le ricerche per ridare almeno dignità a queste persone. E dico persone, e non migranti”, dice ancora nell’intervista. La scena che ha messo più un crisi l’uomo è quella del bambino abbracciato stretto stretto alla madre. Stretto fino alla morte, e anche oltre. L’uomo racconta che dopo il naufragio era stato impossibile immergersi in acqua a causa delle condizioni meteo. Ma poi il sonar ha suonato segnalando la presenza della barca naufragata. “Abbiamo mandato giù subito il nostro robot e quando, sulla consolle che abbiamo sul gommone, sono apparse le prime immagini ci sono venute le lacrime agli occhi”, ha detto l’uomo. Le operazioni di recupero dei corpi saranno complicate, si dovrà scendere due alla volta legati con una corda, a una profondità di 60 metri. “Sarà un trauma, ma noi sommozzatori siamo una grande famiglia e affrontiamo tutto insieme. Oggi saremo giù in 28. Sappiamo che le nostre vite sono in mano a chi farebbe qualsiasi cosa pur di salvarle. Per questo per noi non c’è nulla di più importante che salvare una vita”, conclude il sommozzatore.

Franz Kafka, Lettera al padre

È come se uno dovesse salire cinque gradini bassi e un altro un gradino soltanto che però, almeno per lui, è alto come quei cinque messi insieme: il primo supererà non soltanto i primi cinque, ma altri cento e altri mille, ma la sua vita sarà grandiosa e molto faticosa, ma nessuno dei gradini che ha superato avrà per lui un’importanza pari a quell’unico, primo, alto gradino dell’altro, che le sue forze non sono in grado di superare al di sopra e al di là del quale naturalmente non riesce ad arrivare.