I custodi immaginari del selvaggio che non c’è

Nei parchi italiani c’è un fenomeno ancora più curioso dei sedicenti esploratori: quelli che non sono turisti, ma abitano qui… e si comportano come se fossero gli unici custodi autorizzati del territorio.

Gente che mette piede in un bosco e subito scatta la modalità “io so, voi no”, come se la montagna gli avesse consegnato un diploma segreto alla nascita.

Hanno la spocchia di chi crede di vivere in un ambiente selvaggio e inaccessibile, ignorando che il paesaggio del parco è stato modellato per secoli da pastori, boscaioli e comunità intere.

Pascoli, tratturi, boschi governati: più antropizzato di così si muore.

Ma loro no: si atteggiano a ultimi guardiani della wilderness… mentre la vera wilderness, qui, non c’è mai stata.

Li vedi camminare come iniziati, convinti di avere una conoscenza superiore, e intanto la montagna sembra mormorare:

“Tesoro, se davvero sapessi tutto, partiresti almeno dal capire la mia storia.”

E la comicità è tutta lì: non turisti, non forestieri… ma gente del posto che si costruisce un mito personale e poi ci crede così tanto da guardare gli altri dall’alto in basso.

In realtà, l’unica cosa davvero “selvaggia” è la loro presunzione.

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