Migranti in fondo al mare

Migranti in fondo al mare a Lampedusa, il racconto straziante del sommozzatore: “Quel bambino? Un colpo al cuore” Di Laura Melissari “La vista di quel bimbo laggiù non si può reggere, è un colpo al cuore. Ad una cosa così forte non sei mai preparato”: sono le pesantissime parole del sommozzatore che ha trovato i corpi dei migranti annegati a Lampedusa. Rodolfo Raiteri è un sommozzatore esperto, che ha assistito a tragedie grosse come la Costa Concordia e Torre dei Piloti a Genova, ma una cosa del genere non l’aveva mai vista. “Ad una cosa così forte non sei mai preparato. Non può esserlo nessuno, neanche uno come me che un po’ di pelo sullo stomaco ce l’ha”, ha raccontato a Repubblica l’uomo, responsabile dei reparti subacquei della Guardia costiera. Parole come “stretta allo stomaco” o “nodo alla gola” accompagnano lo straziante racconto. “Avremmo anche potuto lasciar perdere, la complessità dell’intervento, il tempo inclemente avrebbe potuto indurci a concludere tutto dichiarando impossibile l’impresa. E invece abbiamo testardamente voluto continuare le ricerche per ridare almeno dignità a queste persone. E dico persone, e non migranti”, dice ancora nell’intervista. La scena che ha messo più un crisi l’uomo è quella del bambino abbracciato stretto stretto alla madre. Stretto fino alla morte, e anche oltre. L’uomo racconta che dopo il naufragio era stato impossibile immergersi in acqua a causa delle condizioni meteo. Ma poi il sonar ha suonato segnalando la presenza della barca naufragata. “Abbiamo mandato giù subito il nostro robot e quando, sulla consolle che abbiamo sul gommone, sono apparse le prime immagini ci sono venute le lacrime agli occhi”, ha detto l’uomo. Le operazioni di recupero dei corpi saranno complicate, si dovrà scendere due alla volta legati con una corda, a una profondità di 60 metri. “Sarà un trauma, ma noi sommozzatori siamo una grande famiglia e affrontiamo tutto insieme. Oggi saremo giù in 28. Sappiamo che le nostre vite sono in mano a chi farebbe qualsiasi cosa pur di salvarle. Per questo per noi non c’è nulla di più importante che salvare una vita”, conclude il sommozzatore.

Franz Kafka, Lettera al padre

È come se uno dovesse salire cinque gradini bassi e un altro un gradino soltanto che però, almeno per lui, è alto come quei cinque messi insieme: il primo supererà non soltanto i primi cinque, ma altri cento e altri mille, ma la sua vita sarà grandiosa e molto faticosa, ma nessuno dei gradini che ha superato avrà per lui un’importanza pari a quell’unico, primo, alto gradino dell’altro, che le sue forze non sono in grado di superare al di sopra e al di là del quale naturalmente non riesce ad arrivare.