Cose che non vedevo — Il pezzo di terra davanti casa

Per molto tempo ho pensato di aver semplicemente piantato degli alberi davanti casa.

Solo dopo molti anni mi sono accorto che, senza saperlo, stavo costruendo un paesaggio.

Quando arrivai qui, questo spazio mi sembrava abbastanza insignificante. C’era del verde, certo, ma per me era poco più dello spazio davanti casa.

Oggi non riesco più a guardarlo così.

Quegli olmi, per esempio, quando arrivai erano ancora piccoli arbusti. Adesso sono alberi. Li ho visti crescere anno dopo anno e forse proprio per questo faccio fatica a rendermi conto di quanto siano diventati grandi.

Poi c’è il pioppo tremulo. Quello non l’ho piantato io. È nato spontaneamente e, a un certo punto, avrei potuto decidere che era nel posto sbagliato e toglierlo. Invece l’ho lasciato fare. Ha scelto lui dove nascere; io mi sono limitato a permettergli di restare.

L’alloro, invece, l’ho piantato quando era poco più di un piccolo arbusto. Oggi è difficile ricordarlo com’era.

E poi c’è il melograno.

Lo avevo comprato in un negozio di fiori e stava morendo. Sembrava non esserci più molto da fare. Prima di arrendermi decisi di dargli un’ultima possibilità: lo tolsi dal vaso e lo misi nella terra.

Ce l’ha fatta.

L’acero canadese ha una storia diversa. Probabilmente questo non è il posto che avrebbe scelto. Lo capisco da come cresce: fa fatica. Eppure continua a farlo. Ogni anno un po’.

Il corbezzolo, quando lo piantai, era talmente piccolo e insignificante che quasi scompariva in mezzo a tutto il resto. Oggi è rigoglioso.

E poi c’è il piccolo pino loricato.

Quando lo misi lì avevo parecchi dubbi. Non ero affatto sicuro che avrebbe attecchito. Invece, al di là di ogni mia aspettativa, è ancora lì e continua a crescere.

Infine c’è l’agave.

Quando la piantai era davvero minuscola. Oggi è diventata una presenza importante in questo piccolo spazio. E ogni estate mi sembra che stia finalmente per fiorire.

Ogni estate me lo promette.

E ogni estate manca alla promessa.

Ormai credo che faccia parte del nostro rapporto.

A pensarci bene, però, quello che rende importanti per me queste piante non è ciò che sono.

È che conosco la loro storia.

So chi c’era già e chi è arrivato dopo. Chi ho scelto io e chi ha scelto da solo di stare qui. So chi ha rischiato di morire, chi cresce senza difficoltà e chi invece deve conquistarsi ogni anno qualche centimetro. So persino chi continua a farmi aspettare qualcosa che forse un giorno arriverà.

E allora mi accorgo che questo spazio non è più quello che vedevo tanti anni fa.

Eppure il luogo è lo stesso.

Sono io che non lo guardo più nello stesso modo.

Perché adesso, quando guardo questi alberi, insieme a quello che c’è vedo anche quello che c’era prima. E in mezzo ci sono gli anni trascorsi.

Non so dire esattamente quando questo pezzo di terra abbia smesso di essere semplicemente lo spazio davanti casa.

So soltanto che oggi conosco la storia di quasi ogni albero che ci vive.

E forse un luogo comincia ad appartenerci proprio quando siamo capaci di ricordare com’era prima.

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