Ci sono parole che usiamo spesso e che, a forza di usarle, rischiano di perdere significato. Una di queste è “custodire”.
Custodire una montagna, un bosco, un sentiero non significa necessariamente trasformarlo, migliorarlo o lasciare su di esso il nostro segno. A volte significa esattamente il contrario: avere cura perché qualcosa possa continuare a esistere anche senza di noi.
È una riflessione nata in occasione del Premio “Custode delle Terre Alte” e che ho provato a sviluppare in un articolo pubblicato su Lo Scarpone, il portale del Club Alpino Italiano.
Mi interessa soprattutto un’idea: viviamo in un tempo nel quale siamo continuamente spinti a mostrare ciò che facciamo, a misurarlo, a raccontarlo. La cura, invece, spesso lavora in silenzio.
Un sentiero che rimane percorribile. Un muro a secco che continua a stare in piedi. Una varietà agricola che non scompare. Un bosco che resta semplicemente un bosco.
Forse il risultato più bello della custodia è proprio questo: poter guardare qualcosa, dopo molti anni, e dire semplicemente:
“Guardate. È ancora qui.”
L’articolo completo è pubblicato su Lo Scarpone – Club Alpino Italiano.